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Quante Englaro nelle corsie
Sul caso di Eluana Englaro segnalo il lucido comunicato stampa di Medicina e Persona. Chi volesse approfondire il tema può trovare molti altri spunti. Sono un po' in imbarazzo perché le cose vere e serie sono già state dette meglio di quanto non possa fare io; ma ci sono delle domande che mi rodono dentro.
Eluana è una signora in coma vegetativo, ma le motivazioni addotte per giustificare l'interruzione dell'alimentazione nel suo caso potrebbero valere per molti altri. Nelle corsie degli ospedali e delle case di riposo ci sono moltissime persone anziane affette da demenza all'ultimo stadio; rattrappite, piene di decubiti, non riconoscono più nessuno, sono alimentate e idratate con il sondino nasogastrico o con la "PEG" (un tubicino che esce direttamente dallo stomaco attraverso la parete addominale). Tutti casi di "accanimento terapeutico" da interrompere?
Ricordo alcuni anni fa un gruppo di studenti di Scienze Infermieristiche che vennero ad intervistarmi per una tesina sul concetto di salute. Prima domanda:"Nella sua personale scala dei valori, a che posto metterebbe la salute?" Risposi che non riesco a concepire la vita come una "scala" perché è una cosa schizofrenica: se il 'valore' n° 3 e il n°4 entrano in conflitto con il n° 2, che si fa? Comunque, ammesso che si potesse concepire una cosa di questo tipo, certamente la salute non sarebbe stata al primo posto.
Stupore e imbarazzo quasi scandalizzato ... "ma come?! Lei che è medico dice questo?" Certo. Provate a pensare ai nostri vecchi, che emigravano per andare a lavorare in miniera nel Belgio. Sapevano benissimo che si rovinavano la salute, ma per loro c'era qualcosa di più importante. O provate a pensare all'esempio opposto: i tossicodipendenti sanno che si rovinano la salute, ma per loro la droga conta di più. E poi, sappiamo benissimo che tutti noi moriremo. E nessuno muore in buone condizioni di salute. Se la salute fosse la cosa più importante della vita vorrebbe dire che ultimamente la cosa più importante della vita è negata a tutti. Quindi, la vita sarebbe una fregatura. Mi rifiuto di pensare che la vita sia una fregatura. E molte persone malate testimoniano che anche nella malattia la vita vale la pena di essere vissuta.
Ed ecco l'obiezione, che non dimenticherò mai: "Si, ma uno può cercare di non pensarci, fino ai 40 o 50 anni ... fino a quando sta bene ..."
Che tristezza! Per chi vuole vivere così, dimenticando la realtà fino al giorno in cui questa prepotentemente lo colpisce, l'unica "soluzione" (non possiamo chiamarla speranza) di fronte al terrore della malattia e della morte è la resa immediata, gettarsi subito nel nulla. Quanto più ragionevole e umana è invece la posizione testimoniata dalle suore che accudiscono Eulana.
Di fronte al vecchietto con il sondino nasogastrico, ridotto ad una larva umana, mi vengono spesso in mente le parole del salmo:
... che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eluana è una presenza scomoda, un pungolo che impedisce di "non pensarci". Forse soffre. Forse no. Facendola morire, qual'è il disagio cui si vuol porre rimedio?






