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Perché e per chi fare politica
Venerdì 26 gennaio u.s. è cominciata la Milano la scuola di formazione politica organizzata dalla Fondazione “Europa Civiltà” che ha visto la partecipazione di 400 giovani provenienti da tutta l’Italia. Al corso, che avrà una durata di sei mesi, partecipano anche dei nostri amici, cui abbiamo chiesto un commento. Ecco alcuni spunti presi dagli appunti (non rivisti dall'autore) che riportano i punti salienti dell’intervento di Roberto Formigoni.
Perchè e per chi fare politica:
. . .Ho capito che poteva valere la pena di fare il lavoro che faccio quando ho sentito la
frase in cui Paolo VI definiva la politica come una “forma esigente di carità”. La politica,
dunque, come forma necessaria (non necessariamente nell’ambito di un partito), non come
moralismo. Una comunità ha bisogno che qualcuno si interessi alla politica. La politica
difende qualcosa che c’è, e se una comunità non ha politici, non è viva. . . . La coerenza di
un politico si valuta nella capacità di essere fedele al popolo, alla comunità che gli ha dato
vita. Oggi l’ideologia e il potere pervasivo possono stravolgere l’idea di popolo. È quindi
necessario appartenere ad un popolo concreto. La solitudine in politica è un problema reale,
e la scuola che inauguriamo oggi nasce anche per rispondere a questa esigenza, cioè per
creare dei legami e dei rapporti tra di noi.. . .
Il bene dell’uomo, cioè il bene comune:
. . . Nella mia (e nostra) avventura politica ci ha guidati don Luigi Giussani, che nel 1987 ad
Assago diceva: “Io prendo le mosse da Giovanni Paolo II, per il quale la politica è qualcosa che riguarda l’uomo. Ma cos’è fondamentale nell’uomo? Il potere? No, il punto fondamentale è il desiderio. Tutto nasce da lì. Il desiderio accende il motore dell’uomo.” La politica, dunque come qualcosa per ogni uomo, il cui il motore è il desiderio presente. E quindi, in definitiva, come servizio al bene comune. Il fatto di considerare il desiderio presente e non
quello futuro, mi costringe ad una particolare attenzione! È il rifiuto dell’utopia. . . . Ciò che
mi fa muovere è l’idea di poter dare concretamente una mano alla gente che vive. L’uomo ha
una tensione alla bellezza, e la politica deve essere consapevole che non può rispondergli.
Ciò che la politica deve fare è creare le condizioni perchè l’uomo possa essere il protagonista
di questa affascinante ricerca. . . .
Un esempio significativo...
. . . Nel 1995, dopo essere stato parlamentare europeo e italiano, accettai la candidatura
alla Presidenza della Regione Lombardia. Accettai quindi di confrontarmi con un’amministrazione,
cioè con la concretezza fino al particolare. Dopo aver vinto entrai al Pirellone,
e dentro quel palazzo vissi la sfida di dare concretezza a quei valori in cui avevo sempre
creduto. In questi anni abbiamo cercato di tradurre in realtà quella idea di politica intesa
come la creazione delle condizioni che permettano ai cittadini di essere protagonisti.
. . . Siamo stati i primi a passare dal welfare state alla welfare society. Nel primo caso lo
Stato è assistenziale, è lui il protagonista e decide tutto lui; il non profit è la stampella
dello Stato. Nel secondo caso c’è una chiara distinzione fra chi finanzia (l’ente), chi eroga
(no-profit, aziende, etc.) e chi controlla (Stato). Il modello esemplare di tutto questo è il
voucher in sanità, poi il buono scuola etc....
Il potere:
. . . Guardini ne parla così: “O il potere vuole servire la creatura di Dio, oppure riduce l’uomo
al proprio scopo.” Il potere come servizio al bene comune va cercato, mentre il potere per il
potere è uno strumento perverso. Il problema, quindi, non è tenersi lontano dal potere, ma
conquistarlo e utilizzarlo perché sia al servizio dell’uomo. . . .
Compromesso e ideale:
. . . “Il politico ispirato a grandi ideali dimostra la propria idealità arrivando al miglior
compromesso possibile” (J. Ratzinger). Il politico è chiamato ad arrivare a ciò che più si
avvicina all’ideale, nello specifico contesto storico, geografico e sociale in cui si trova ad
operare. La politica non è l’assenza di ogni compromesso, ma, anzi, il compromesso stesso è
l’essenza della politica. La politica consiste quindi nel confrontarsi con i problemi concreti
cercando di rispondervi nel modo migliore possibile in quel momento. . . . . . . L’etimologia
della parola “compromesso” è latina - cum promittere: promettere insieme. Accettando,
dunque, il giudizio di un giudice, cioè del popolo, che è il destinatario ultimo del lavoro
del politico (è sempre tutto in funzione del bene comune!). I grandi ideali utilizzati per
non ottenere nulla sono una scusa e un cedimento al moralismo. La politica è fare tutto
il possibile, non pretendere tutto senza ottenere nulla! Ci sono comunque questioni non
negoziabili: in sintesi, la centralità della persona. Su questo genere di cose si va alla morte.
Ma non c’è una regola, è una valutazione personale (politica), rispetto alla quale cercare
di non essere da soli e rispetto alla quale comunque valutare sempre qual è il bene comune.
Nel compromesso è in difficoltà chi è nella maggioranza. Chi è all’opposizione può invece
richiamare allo scarto fra la soluzione proposta e l’ideale a cui tendere. . . .
Laicità:
. . . Io credo nella laicità della politica, e in uno Stato laico. Uno stato cioè che non sposa
una religione, ma rispetta ciò che passa nel popolo. La laicità non è indifferenza nei
confronti delle posizioni culturali! Oriana Fallaci, atea, diceva: “L’Italia è un paese con
una storia che parte da lontano, da cui deriva un’identità culturale precisa, cristiana, legato
alla Chiesa Cattolica!”. Nicolas Sarkozy, leader del centrodestra in Francia, diceva poco tempo fa che a Mont Saint-Michel la morale laica e religiosa si sono incontrate, e noi siamo il frutto di questa sintesi. Angela Merkel, Premier Tedesco, critica la Costituzione Europea che non contiene nessun riferimento a Dio e alle radici cristiane. Non possiamo e non dobbiamo avere paura di riconoscere ciò che è vero. . . .
Comunicazione:
È il 50% della politica. Bisogna saper fare e far sapere!!! Se comunicare diventa l’80% della
tua attività perdi le elezioni perché sei vuoto. Se comunicare è il 20% della tua attività
perdi le elezioni perché non sei politico. Il tempo dato alla gente che ti ha eletto non è mai
perso.






