Obiezione di coscienza sempre più avversata: ma Kosic non ci sta

Il servizio militare non è più obbligatorio, ma se ancora lo fosse nessuno avrebbe da ridire su chi si rifiuta di dare il proprio contributo alla difesa della nazione adducendo motivi di coscienza. Anche se le probabilità oggi come oggi che un militare di leva sia chiamato a sparare ad un avversario sono prossime allo zero.

Viceversa non cessa di suscitare scandalo che dei medici, che hanno studiato per un decennio abbondante per imparare a curare le malattie ed alleviare le sofferenze, si rifiutino di uccidere dei bambini non nati. Anzi, non accettino che la propria professione sia dedita sistematicamente allo sterminio di esseri umani ritenuti scomodi. L'ultimo esempio è dato dalle dichiarazioni comparse su "Il Piccolo" di Trieste del 4 maggio 2008: il Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria Triestina, Rotondi, accusa gli obiettori di fare una scelta di comodo, mentre una esponente della segreteria regionale della CGIL ritiene che gli obiettori non siano credibili se non svolgono una attività straordinaria di prevenzione e a favore della salute della donna.

Stupisce la presunzione di chi si arroga il diritto di giudicare le coscienze altrui. Stupisce che non si sappia che molti medici obiettori di fatto operano nei Centri di Aiuto alla Vita. E che si pensi che l'obiettore debba comunque fare qualcosa in più per essere "perdonato".

In ogni caso, il neo assessore alla sanità, Vladimir Kosic ha messo subito i puntini sulle 'i'.

"È inaccettabile che una scelta di coscienza prevista dalla legge venga associata ad una posizione di comodo" ha dichiarato, "Le scelte dei medici, anche in questo campo, vanno rispettate e dobbiamo ritenere siano fatte con onestà e consapevolezza".

Grazie Kosic. Una posizione di semplice buon senso, che nella situazione ideologica attuale ha una carica dirompente.


OBIEZIONE DI COSCIENZA E CLAUSOLA DI COSCIENZA

Cosa dice esattamente la legge sulla obiezione di coscienza:

L’obiezione di coscienza in ambito sanitario è prevista e regolamentata solamente in due ordinamenti legislativi vigenti: la legge 194/1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e la Legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.

La legge 194 prevede una comunicazione preventiva al medico provinciale; attualmente la comunicazione va indirizzata al Direttore Generale dell’ASL e, in caso di personale dipendente da un ospedale pubblico o privato, al Direttore Sanitario della struttura in cui si opera; ha effetto a distanza di un mese dalla sua presentazione. Ritengo consigliabile comunicarlo anche all’Ordine professionale.

Il termine clausola di coscienza é stato usato per la prima volta dal Comitato Nazionale di Bioetica nel parere del 28 maggio 2004 che si riferiva alla pratica della contraccezione d’emergenza.

La clausola di coscienza è prevista dall’articolo 22 del Codice di Deontologia Medica:“Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”. Quindi il limite fondamentale all’esercizio della clausola di coscienza, in ogni ambito dell’esercizio professionale e quindi non solo limitatamente alle questioni bioetiche, è l’evitare che tale comportamento possa nuocere al cittadino.

Riferendosi al singolo e specifico caso non va data alcuna comunicazione.
Compete a chi dirige e organizza l’erogazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie assicurare che una determinata prestazione sia accessibile in tempi e modi opportuni.