La Chiesa, la pedofilia e la malafede ideologica

Tratto e liberamente modificato da articoli di CensuraRossa (membro di SamizdatOnLine) e di Massimo Introvigne

Il tam tam mediatico venutosi a creare attorno al documentario "Sex Crimes and the Vatican" ha dell'incredibile. Di per sé si tratta di un caso chiuso e brillantemente risolto dalla Conferenza episcopale inglese la quale ha invitato la BBC ad argomentare le proprie accuse al Papa e alla Chiesa attraverso un'adeguata documentazione e senza ricorrere a menzogne spacciate per verità.

Ma i preti sono tutti delinquenti?

Il documentario presenta la sinistra figura dell’ex prete Oliver O’Grady che ha vissuto negli Stati Uniti dal 1971 al 2000, ripreso mentre descrive in termini piuttosto espliciti come adescava le sue vittime e quali tipi di ragazzini gli piacevano. Queste riprese sono un pugno nello stomaco: ma sono, a loro modo, anch’esse una bugia.

Non si tratta infatti di uno scoop della BBC ma di sequenze tratte dal film del 2006 "Deliver Us from Evil" (“Liberaci dal male”) della regista Amy Berg. Un film tecnicamente ben fatto, che ha ricevuto perfino una nomination per l’Oscar, ma dove il ruolo di O’Grady ha sollevato molte perplessità fra i sociologi e i criminologi che studiano i casi di pedofilia di cui sono stati protagonisti sacerdoti. Infatti la collaborazione di O’Grady con Amy Berg non è stata gratuita. È la conseguenza di un accordo con gli avvocati delle sue vittime che – dopo che O’Grady era stato condannato nel 1993 a quattordici anni di reclusione – hanno citato per danni in sede civile la diocesi americana di Stockton, ottenendo trenta milioni di dollari ridotti poi a sette in secondo grado. L’importante è capire che le dichiarazioni di O’Grady s’inquadrano in un accordo con avvocati che avevano bisogno soprattutto di sentirsi dire che il sacerdote pedofilo era stato protetto dalla Chiesa, cui speravano di spillare qualche milione di dollari.

Uno sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado – dove i danni sono stati ridotti a meno di un terzo – dimostra che O’Grady mente. Egli afferma – con evidente gioia degli avvocati – che il vescovo di Stockton (e oggi cardinale di Los Angeles) Roger Mahoney sapeva che era un pedofilo e, nonostante questo, lo aveva mantenuto nel ministero sacerdotale. La causa racconta un’altra storia. Mahoney diventa vescovo di Stockton nel 1980. Tra il 1980 e il 1984 deve occuparsi di tre casi di preti accusati di abusi sessuali su minori. Fa qualche cosa che stupirà i fan del documentario della BBC: non solo indaga, ma segnala i sacerdoti alla polizia. In due casi la polizia conferma che, dietro al fumo, c’è del fuoco: e i sacerdoti sono sospesi a divinis, cioè esclusi dal ministero sacerdotale. Nel terzo caso, quello di O’Grady, la polizia nel 1984 archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente. Mahoney si limita a trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo hanno esaminato per conto della diocesi hanno dichiarato che non costituisce un pericolo. Tutti sbagliano: non solo perché già nel 1976 O’Grady aveva “toccato in modo improprio una ragazzina” (tutto si era risolto con una lettera di scuse e, contrariamente a quanto dice l’ex prete, gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse) ma perché si trattava di un soggetto pericoloso, che finirà arrestato e condannato.

Perché i nostri operatori dell'informazione si sono sentiti in dovere di resuscitare un "cadavere" giornalistico morto e sepolto? Si tratta forse di una scomposta reazione avuta dinnanzi al clamoroso successo registrato dal Family Day? Sembra proprio che la prassi della verità negata, taciuta, dell'avversario vilipeso e umiliato, della deformazione della storia a propri fini, dell'uso spregiudicato della menzogna e delle manette sia la stella polare deontologica seguita dai giornalisti liberal di casa nostra. Michele Santoro - usando i soldi dei contribuenti ovviamente - ha realizzato una delle sue solite, truculente puntate giacobine.

Don Fortunato di Noto ha ricordato attraverso la stampa che la pedofilia non è un talk show da salotto ma qualcosa di terribile:"Se Santoro vuole realmente informare, perché non fa un lavoro serio e non denuncia le potenti lobby pedocriminali sparse nel mondo? Gli do io le liste con tutti i nomi, e gliele do gratis, non ai prezzi della Bbc... Un'inchiesta vera deve colpire il problema al cuore, non basta occuparsi di una marginale minoranza: lo dice uno che alle autorità ha segnalato anche alcuni preti pedofili."

In realtà la «Crimen sollicitationis» non è affatto un furbo marchingegno escogitato dal Vaticano per coprire reati di pedofilia, si tratta invece di "un'importante istruzione atta ad «istruire» i casi canonici e portare alla riduzione allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile", garantendo a tutti i soggetti chiamati in causa l'assoluto rispetto dei diritti giuridici. Forse, in un'epoca fortemente assetata di giustizialismo come la nostra, è proprio quest'aspetto che provoca scandalo: condannare un individuo solo dopo averne accertato le responsabilità è divenuto un pensiero inconcepibile.

Del resto, che la «Crimen sollicitationis» non fosse stata concepita per insabbiare le inchieste sui preti pedofili è dimostrato anche dal quindicesimo paragrafo che obbliga "chiunque sia a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica".

L'assoluta purezza d'animo dell'attuale Pontefice è testimoniata sia dalla Lettera ai Vescovi e altri Ordinari e Gerarchi della Chiesa Cattolica, che egli firmò nel 2001, sia dalle meditazioni che scrisse in occasione della Via Crucis del 2005 quando senza mezzi termini affermò: «Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza».