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Il piacere
Un giovanotto arriva alle sette del mattino perché essendosi 'fatto' dieci 'piste' di cocaina durante la notte non riesce a dormire, e chiede che il medico gli risolva il problema.
Sembra che il valore della vita sia il piacere, inteso come possibilità di lasciarsi andare a tutti gli istinti e le attrazioni, rinnegando qualsiasi conseguenza o responsabilità - per cui una vita senza salute o senza la possibilità economica di divertirsi non sarebbe degna di essere vissuta. Il piacere diventa un vero idolo in nome del quale condannare l'etica tradizionale in quanto nemica. Un idolo che porta molti a cercare una spiritualità che giustifichi tutto. (Questo spiega perché nella cattolica Italia dire che si crede nella reincarnazione è oggi generalmente ben accetto, mentre credere nella resurrezione fisica della carne sembra sia diventata una cosa assurda e piuttosto vergognosa.)
Mi verrebbe da dire che molto si parla di piacere, poco di felicità. O meglio, di Felicità, perché di felicità si parla, ma come di una emozione passeggera. Recentemente ho avuto modo di parlare con una ragazzina accompagnata dalla madre. Ragazzina tutta presa dalla negatività della vita. Certo, se il positivo della vita fosse il piacere dei sensi e nulla più, la morte sarebbe l'ultima parola su tutto. La morte di una persona cara, la malattia di un amico... Ma un momento di riflessione su di sé rivela che desideriamo la Felicità, un positivo che sia per sempre. Strana inerzia per cui dinanzi a queste cose ci si arrende e si dice "la vita è negativa" anziché ribellarsi e cercare una risposta alla desiderio che grida nel nostro cuore!
Pensandoci un attimo, forse in realtà si parla poco anche del piacere.
Mi tornano in mente alcune frasi prese da "Le lettere di Berlicche" di C. S. Lewis, i consigli di Berlicche, un antico ed esperto demonio di alto rango al nipote Malacoda, apprendista tentatore:
IX.[...] Non dimenticare mai che quando stiamo trattando con il piacere, con qualsiasi piacere, nella sua forma sana e normale e soddisfacente, siamo, in un certo senso, sul terreno del Nemico. So benissimo che abbiamo guadagnato un buon numero di anime attraverso il piacere. Tuttavia il piacere è un'invenzione Sua, non nostra. I piaceri li ha inventati Lui. Finora tutte le nostre ricerche non ci hanno reso capaci di produrne neppure uno. Tutto quanto ci è dato di fare è di incoraggiare gli umani a servirsi dei piaceri che il Nemico ha prodotto, nei tempi, o nei modi, o nella misura che gli ha proibito. Per cui noi ci sforziamo sempre di allontanare dalla condizione naturale del piacere per far scivolare in quella che è meno naturale, che ha meno l'odore del suo Fattore, e che è meno piacevole. La formula è questa: una brama che aumenta continuamente per un piacere che continuamente diminuisce. È più sicuro; ed è stile migliore. Impossessarsi dell'anima dell'uomo e non dargli nulla in cambio - ecco ciò che riempie veramente di gioia il cuore di Nostro Padre. [...]
In seguito continua, a proposito della riluttanza ad affrontare la questione della propria vera felicità man mano che ci si allontana dalla verità:
IX.[...] Una volta che questa condizione si sarà stabilita sempre più pienamente, ti libererai dello stucchevole compito di dovergli offrire i piaceri come tentazioni. Poiché l'inquietudine e la sua riluttanza ad affrontarla lo taglieranno fuori sempre maggiormente dalla vera felicità, e poiché l'abitudine rende i piaceri della vanità e dell'eccitazione e della volubilità meno piacevoli e insieme più difficili a lasciarsi (questo è infatti ciò che l'abitudine fortunatamente dona al piacere) t'accorgerai che qualsiasi cosa, magari un nulla, basterà ad attrarre a sé la sua vagante attenzione. [...] Potrai riuscire a non fargli far nulla del tutto per lunghi periodi di tempo. Potrai tenerlo alzato fino a notte inoltrata, non a far baldoria rumorosa, ma a tenergli gli occhi aperti sul fuoco spento in una camera fredda. Tutte le attività sane ed esuberanti che noi desideriamo che egli eviti possono essere soppresse, senza dargli in cambio nulla, così che in fine possa dire, come disse uno dei miei pazienti nel giungere quaggiù: "Ora mi accorgo d'aver trascorso gran parte della mia vita non facendo né ciò che dovevo né ciò che mi piaceva". [...]
Quante volte tocchiamo con mano questo nulla, questa inutilità. Dovremmo avere più coraggio di chiedere a noi stessi - e agli altri - che cosa mi soddisfa veramente? E iniziare ad agire di conseguenza. Per me la strada è chiara: vedo delle persone che sono felici di fronte alla vita, che provano più gusto in quello che fanno, e cerco di seguire. Sabato 24 marzo in Piazza San Pietro con i miei figli sotto la pioggia eravamo immersi in una gran folla di gente veramente lieta; uno strano piacere che porto nel cuore ancora oggi.
Insomma, non so come sia o possa essere per voi, ma la strada sicuramente c'è. Bisogna desiderarla, chiederla. E una volta trovata, seguirla. Allora forse faremmo un dispetto a Malacoda e inizieremmo a divertirci di più!






