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Cosa c'è in un nome? Una rosa...
La notizia è questa: in commissione Giustizia al Senato si discute su una modifica al Codice Civile relativa al cognome da attribuire ai figli. E passa la proposta per cui il figlio potrà prendere il cognome dell'uno o dell'altro genitore indifferentemente, oppure di entrambi. Nel caso prendesse i cognomi di tutti e due, l'ordine sarà alfabetico, oppure concordato dai genitori. In caso di disaccordo si potrà ricorrere al giudice di pace.
Il primo commento che vien da fare è: ma non hanno proprio nulla di più importante di cui occuparsi, i nostri parlamentari? Quanto ci sono già costate le riunioni e le discussioni che hanno fatto su questo tema? E quanto costerà in futuro a tutta la società questa novità in termini di complicanze burocratiche a tutti i livelli? Il mio secondo figlio è nato in Paraguay. Volevano attribuirgli, come lì si usa, il cognome di mia moglie accanto al mio. Cosa che sono riuscito ad evitare, visto che il loro codice civile dice che il cognome della madre "può" (non "deve") essere aggiunto. Nei paesi di cultura ispanica il doppio cognome vige da tempo, ma il cognome della madre viene comunque perso! Accade nella generazione successiva perché ciascun genitore in genere tramanda uno solo dei suoi cognomi: quello del padre (altrimenti in una decina di generazioni ogni spagnolo avrebbe oltre mille cognomi). Mi sono opposto al doppio cognome per un semplice motivo: figli nati all'interno dello stesso matrimonio con cognomi diversi tra di loro - a quali e quante traversie burocratiche saremmo stati esposti! Proprio ieri ho parlato con una signora che per un disguido informatico della nostra pubblica amministrazione a cinquant'anni da "Rosanna" si è scoperta improvvisamente diventare "Rosana". Per evitare anni di procedimenti legali è stata costretta a cambiare tutti i documenti: figurarsi!
Certamente non è un problema etico della portata della discussione sui famigerati "Pacs" o dell'eutanasia: ma il cognome è semplicemente un problema di natura burocratica? O c'è qualcosa di più dietro?
Che importanza ha un nome? Oggi tendiamo a dare per scontato che sia semplicemente una etichetta che non conta. Conta solo il contenuto. Diceva Shakespeare:
| "Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome, serberebbe lo stesso dolce profumo." |
What's in a name? That which we call a rose By any other name would smell as sweet; |
Atto II, Scena II, Romeo e Giulietta
Romeo rifiuta il proprio cognome, come Giulietta gli chiede, pur di essere "ribattezzato" suo amante. Qui sta il nucleo di tutta la tragedia. Ma il nome ha la sua importanza, come alfine i due amaramente scoprono.
La parola, in quanto parola, da sempre ha la sua importanza. Fin dall'antichità conoscere il vero nome di una cosa equivale a conoscerla veramente, avere un potere su di essa. L'incantesimo è il tentativo di acquisire potere sulla realtà attraverso la parola, il nome vero e segreto delle cose. Al principio Adamo impose i nomi a tutti gli esseri viventi. Dio stesso si esprime attraverso le scritture e alla fine la sua espressione suprema è una parola: il Verbo. Spesso per andare a fondo della conoscenza di qualcosa occorre partire dal significato vero delle parole, dall'etimologia. Insomma, usare una parola al posto dell'altra non è la stessa cosa e non lo è mai stato, anche se per la superficialità odierna le parole ed i nomi sono solo etichette. Dare un cognome al posto di un'altro non può essere solo una questione di mettersi d'accordo su cosa piace di più. Del resto, c'è già il nome proprio sul quale ci si sbizzarrisce nella scelta (generalmente senza porsi il problema del senso che anche un nome deve avere e della congruità dello stesso) spesso con risultati infelici che i figli devono sopportare tutta la vita.
Presso gli antichi greci le persone venivano identificate dal nome proprio, da quello del padre e, a volte, dalla località d'origine. In Latino il Nomen era l'identificativo della persona e il Cognomen identificava la Gens, cioè il clan, l'insieme di tutti i discendenti da una stessa origine comune. Gens, genus (stirpe, genere), genitus (generato): il concetto di generare, dare origine accomuna i diversi termini. È vero che il cognome come lo conosciamo oggi è stato stabilito per legge in epoca molto più tarda, ma il senso è quello di indicare l'appartenenza ad una stirpe. Che senso ha il cognome e quale concezione di società sta dietro questa proposta di legge?
La proposta di legge farebbe sì che i cognomi potrebbero cambiare ogni generazione. Il mio cognome potrebbe essere diverso da quello di ciascuno dei miei genitori, quello dei miei figli e nipoti a sua volta diverso. Non sarebbe più possibile individuare una "gens" attraverso il cognome. Tutto nel nome dei diritti individuali, della parità tra sessi. Molto "politically correct". Ora, se fosse uso nella nostra società tramandare il solo cognome della donna non avrei nulla da eccepire. L'appartenenza al popolo ebraico, ad esempio, passa attraverso la linea matrilineare. Sta di fatto che la nostra tradizione è un'altra: tramandare il cognome del padre. Questo dice di una concezione della società, basata sulla famiglia, che è costruita intorno ad un padre. L'appartenenza alla famiglia paterna conta di più della stessa biologia. I latini dicevano "Mater certa est, pater numquam". Ciònonostante tramandavano il nome del padre. Il padre, figura che oggi si cerca di eliminare.
Questa legge è inutile e probabilmente dannosa dal punto di vista burocratico e amministrativo. È anche un passo in più verso la visione di una società totalmente frammentata, una massa di individui isolati. Unica altra realtà, lo Stato. Una società di persone sole, al massimo unite (in maniera quanto più instabile e precaria possibile) in coppie. Ma che ci siano delle aggregazioni naturali, delle famiglie che coprono l'arco di più generazioni, un legame tra nonni e nipoti, delle realtà sociali di tipo comunitario che nascono e vivono indipendentemente dallo Stato: questa è la realtà che la cultura di oggi vuole cancellare. La legge sui cognomi è un'altro passo in questa direzione.






