Cara, facciamo un DiCo ?

Ricordo, anni fa, una ragazza in lacrime. Aveva avuto un rapporto sessuale col ragazzo e il preservativo si era rotto. Rivoltasi al Pronto Soccorso una mia collega le prescriveva la pillola del giorno dopo; dopo tre giorni torna per una serie di pesanti effetti collaterali. Sta volta ci sono io. È cattolica praticante, ha voglia di parlare, di confrontarsi, e ne parliamo.

Ormai quel ch'è fatto è fatto. C'è rimorso, dolore. Ma Cristo è misericordia, dai nostri limiti più grandi sa fare uscire il bene. Il nostro male è già stato vinto, cancellato, dal sacrificio della croce. C'è un segno visibile, concreto di questo: la confessione. Mi dice che poche volte è accaduto di avere rapporti. Che è a disagio, confusa. Le racconto del mio fidanzamento. Vissuto verginalmente, non senza fatica, fino al matrimonio. Nel tentativo serio di verificare se quel rapporto doveva essere il modo con cui realizzare la mia vita nel rapporto con il destino. Non è una cosa fuori dal mondo, è possibile se si vive realmente per un ideale. Non solo è possibile, conviene. Le chiedevo quindi, visto che tanta angoscia derivava dalla sessualità vissuta in quella maniera, se non valesse la pena cogliere la sfida. Cercare di vivere castamente il fidanzamento affinché si potesse andare a fondo dei veri motivi per cui vale la pena stare insieme; e giocarsi seriamente sull'ipotesi del matrimonio nel quale poter vivere tranquillamente la piena donazione di sé. Oggi sembra che sia impossibile pensare al matrimonio se non c'è già il lavoro per entrambe, la casa, i mobili... ma se una cosa vale la pena si può rischiare. Ci si può giocare fino in fondo. Insomma, lei se ne va, le lacrime sono sparite. Qualche anno dopo per caso la incrocio per strada, io non la riconosco, lei si. Alle sue amiche esclama ad alta voce:“Ecco, quello lì è il medico che mi ha detto...”. Non c'è tempo per fermarsi, non ho modo di chiederle come è andata. Mi basta sentire che è contenta.

Se vedo che c'è una disponibilità a parlare più volte mi è capitato di dire a chi mi chiede la pillola del giorno dopo (che comunque non prescrivo) che forse questa circostanza può essere l'occasione per interrogarsi sul valore del rapporto. Mi è capitato di vedere uno sguardo di terrore sulla faccia del “compagno”. Ma spesso ho visto che la donna si interrogava. La società ci dice che il sesso è un passatempo, come andare a sciare o a ballare. Tanto c'è il preservativo. Quello si rompe, allora c'è la pillola del giorno dopo. Se poi quella non funziona c'è l'aborto chirurgico. Intanto chi si è lasciato andare con beata incoscienza si ritrova dinanzi ad un brusco risveglio, ma sono affari suoi. La realtà è testarda, e quel che accade lascia il segno. Se poi vengono le crisi d'ansia e la depressione ci sono gli psicofarmaci. Tutto quadra, no? No. Il sesso non è un passatempo. È troppo strettamente coinvolto con l'io. Con la procreazione. È una cosa seria, e con le cose serie si scherza a proprio rischio e pericolo.

Parlare di verginità e di castità sembra una cosa da matti già oggi. Domani diventerà una cosa da matti anche parlare di matrimonio. Fare una scelta per la vita è difficile, ha bisogno di testimoni che dimostrino che ne vale la pena. C'è bisogno della proposta chiara di un grande ideale. Se una voce autorevole (lo Stato) presenta tante piccole possibilità, tutte di pari valore, quanti avranno la forza di tentare la strada più dura – quella che realmente vale?

Già mi vedo la coppietta di domani.... la scena romantica, l'emozione, le parole che a stento emergono confessando l'amore reciproco e alla fine la fatidica proposta: non più “Mi vuoi sposare” ma “facciamo un DiCo.?” I primi a perderci sono loro, che rinunciano al vero desiderio del cuore – che l'amore sia “per sempre” - per accontentarsi di un “DiCo.”

Ecco, noi che ai nostri figli vorremmo dare tutto li priviamo proprio della cosa più importante: la sfida di un ideale.


DICO

Io credo che, in fondo, non ci sia niente di nuovo con questo progetto. Il vero errore non è facilitare le coppie di fatto, ma non avere valorizzato abbastanza il matrimonio. Faccio solo un banale esempio: famiglia regolare con un figlio, genitori che lavorano e che hanno la necessità di inserire il figlio in un asilo nido. Famiglia di fatto con un figlio riconosciuto solo dalla madre (generalmente per approfittare delle facilitazioni) ed anche qui bimbo da inserire in un asilo nido. Arriviamo alle graduatorie, ed il bimbo della famiglia di fatto è in posizione utile per andare all'asilo, bimbo "regolare".....la mamma o il papà se lo porteranno in ufficio! E questo non da oggi!